Verso una riabilitazione basata sulle evidenze.
Prima di tutto l’inefficacia
07 . 06 . 2011

(tratto da Blog Scire)

Un po’ per sua natura, un po’ per la sua storia millenaria, l’agopuntura genera un’alta aspettativa di efficacia sia tra gli agopuntori, sia tra i pazienti, una caratteristica che sembra esporla al rischio paradossale di una sorta di indimostrabilitĂ  dell’inefficacia. Tra le varie medicine complementari, l’agopuntura è tra quelle che hanno mostrato finora risultati parziali di maggior interesse negli studi di efficacy o effectiveness, pur con una serie di interrogativi che restano ancora tutti aperti. L’area del trattamento del dolore è certamente quella in cui l’agopuntura ha mostrato le migliori performance di efficacia e quindi è particolarmente interessante la lettura dell’articolo Acupuncture: does it alleviate pain and are there serious risks? A review of reviews, scritto da Edzard Ernst, professore di Complementary Medicine nell’UniversitĂ  inglese di Exeter, in collaborazione con due collaboratori coreani. L’articolo è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Pain e si aggiunge a una lunga lista di articoli critici nei confronti delle medicine complementari, medicine che Ernst, lui stesso in passato omeopata, osserva ora da un critico punto di vista evidence-based. 
L’articolo è una revisione sistematica di revisioni sistematiche e ha individuato 57 revisioni (di cui solo 4 giudicate di eccellente qualitĂ  metodologica) che corrispondevano ai criteri prestabiliti dai ricercatori. Per dirla in estrema sintesi, questo lavoro ha messo in evidenza che conclusioni positive sull’efficacia dell’agopuntura provenienti da piĂą di una revisione sistematica di alta qualitĂ  esistono al momento solo per il dolore al collo, anche se gli studi primari su cui sono basate queste revisioni sono di qualitĂ  variabile. Per tutte le altre indicazioni nell’ambito del trattamento del dolore non sono invece emerse prove convincenti di efficacia, o perchĂ© erano di qualitĂ  scarsa gli studi primari o le revisioni sistematiche che li avevano sintetizzati, oppure per l’incertezza dei risultati emersi dagli studi primari. Insomma, ci troviamo ancora, per un motivo o per l’altro, di fronte a risultati che restano non definitivi. 
Questo studio di Ernst si aggiunge a una sequela di studi che sta cercando di stabilire il livello di efficacia vera dell’agopuntura, provando a distinguerla dall’effetto placebo che questa antica pratica si porta dietro. A questo scopo si è fatto ricorso anche all’utilizzo di diverse tecniche di ricerca, come l’impiego della cosiddetta agopuntura sham, una specie di agopuntura finta da confrontare con quella vera per provare a isolare l’eventuale efficacia “reale” di questo trattamento. Tuttavia, sembra difficile che questo studio di Ernst o altri studi possano dire una parola più o meno definitiva sull’efficacia dell’agopuntura. E’ vero che in Medicina, come nella scienza in generale, i risultati sono sempre da considerarsi provvisori, perché nuovi esperimenti possono sempre cambiare le carte in tavola, ma è anche vero che ormai, dopo oltre 50 anni di trial randomizzati e controllati (RCT) e di altre ricerche e osservazioni, cominciano a emergere alcuni punti fermi che sarà molto improbabile dover modificare in futuro. E l’agopuntura, come fa notare anche Harriet Hall in un editoriale di commento allo studio di Ernst, ha ormai alle spalle molti anni di ricerche primarie e secondarie, e sarebbe ora che cominciasse a emergere quantomeno qualche punto fermo sul quale tutti concordano, agopuntori prima di tutto. Ad esempio inappellabili prove di inefficacia, proprio per poter dare credibilità, invece, all’emergere di eventuali prove di efficacia.

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08 . 03 . 2016