Verso una riabilitazione basata sulle evidenze.
EBM e cartelle cliniche elettroniche
30 . 11 . 2011

                                                                                                   (Tratto da Il Pensiero Scientifico Editore)


Cosa fare in assenza di evidenze di livello I e II? Vanno cercate evidenze di livello III, IV o V. 

Una situazione che conoscono bene pediatre e pediatri, che spesso cercano invano studi condotti su pazienti in età pediatrica. E se mancano anche studi caso-controllo e casi aneddotici cui fare riferimento (evidenze di livello III e IV)? E colleghe e colleghi non ne sanno di più (evidenze di livello V)? 


Non arrendersi e cercare comunque il modo di prendere una decisione sulla base dei migliori dati disponibili: è esattamente quello che ha fatto un team del dipartimento di pediatria della Stanford Unversity of Medicine alle prese con una paziente di 13 anni con lupus eritematoso, proteinuria in range nefrosico, pancreatite e anticorpi antifosfolipidi. 


Il quesito clinico era chiaro: dato il rischio di trombosi, applicare o no la terapia anticoagulante? 


La risposta è arrivata da una ricerca condotta sulle cartelle cliniche elettroniche caricate nel database di STRIDE (Stanford Translational Research Integrated Database Environment): sono stati individuati 98 pazienti in età pediatrica


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L’informazione migliora l’appropriatezza

Una serie di articoli sul JAMA Internal Medicine indaga sulle molteplici cause che portano a un uso inappropriato delle risorse in sanità.

Un ruolo chiave è giocato dall’informazione, da quello che si sa e non si sa, si dice e non si dice, sia da parte del personale medico, sia sul fronte dei pazienti.

Per esempio: più i pazienti sono informati su rischi e benefici dell’angioplastica in caso di angina stabile, minori sono le probabilità che accettino di sottoporsi all’intervento. Tuttavia, come evidenzia ...


18 . 12 . 2015