Verso una riabilitazione basata sulle evidenze.
Informarsi e chiedere per esser consapevoli delle proprie scelte
05 . 01 . 2015

 (Tratto da Partecipasalute)

A fine aprile faccio una mammografia di routine.
Il radiologo nota segni evidenti di calcificazioni ma da controllare a sei mesi.
Il mio medico mi manda dalla radiologa-capo che fa un ingrandimento e diagnostica carcinoma duttale in situ con necessaria mastectomia, giustificando il silenzio del radiologo che non mi ha detto niente "per non impressionarmi" (!?!).
Prima però è meglio una biopsia con mammotome (un agobiopsia) esame oltremodo stressante, 50 minuti a pancia in sotto.
Dopo 20 giorni referto negativo, la radiologa non se ne capacita pensa sia dovuto a suo errore nei prelievi, fa una mammografia di controllo, rimane perplessa, dice risentiamoci.
A questo punto cedo alle insistenze di amici romani che mi portano da un rinomato affidabilissimo radiologo, che diagnostica carcinoma duttale in situ. Sollecita di trovare un chirurgo ma prima propone una seconda biopsia stereotassica. Lui non ha dubbi.
Contatto il chirurgo ma il giorno della visita arriva la telefonata affranta del radiologo, il referto è negativo: raccomanda un prelievo istologico in day hospital.
Incomincio a stancarmi.
Per fortuna il chirurgo, che è davvero persona seria, invece di fissarmi l'interventoQualsiasi cosa possa cambiare il corso degli eventi: ad esempio un intervento chirurgico, un farmaco, un esame, un consiglio, un opuscolo. per il prelievo, vuole parlarmi.
Torno a Roma, si legge tutta la documentazione e...

(...)


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Pubblicato da   Valentina Toscano
25 . 05 . 2017